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Bio | Sana Pianta
ECO BONUS per la raccolta delle bottiglie di plastica

ECO BONUS per la raccolta delle bottiglie di plastica

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Cari amici di Sana Pianta, finalmente una inequivocabile buona notizie, per tutti noi che ci teniamo all’ecologia e ad un modello di società che miri al reale benessere dell’uomo e quindi al rispetto dell’ambiente, beh rappresenta una goccia nell’oceano ma da qualche parte bisogna pur partire, quindi permetteteci di essere positivi per le novità e possibilità che si stanno aprendo per quello che riguarda il riciclaggio delle bottiglie di plastica.

Finalmente anche in Italia in un crescente numero di supermercati sono giunti i punti di raccolta per il cosiddetto riciclo a premi.

Questa novità è portata avanti da alcune giovani società del riciclo come Ricilia, GreenEvo e Green Money che posizionano i propri eco compattatori all’interno di diverse catene di supermercati (Conad, DiMeglio, Sigma) e presso Comuni e privati che ne facciano richiesta.

Tra Rimini e Riccione negli ultimi mesi ne sono installati più di 40, speriamo che l’esempio romagnolo porti questa pratica a diffondersi in modo capillare su tutto il territorio nazionale.

Nella pratica si tratta di punti di raccolta per le bottiglie di plastica che rilasciano un bonus da spendere all’interno del supermercato, se i primi macchinari richiedevano un deposito di 20 vuoti per un euro, oggi i compattatori di GreenMoney ne richiedono solo 3 per un euro di risparmio.
Si stima che così facendo una famiglia possa risparmiare all’incirca 600 euro all’anno, i primi risultati sono incoraggianti, i punti di raccolta Green Money in Emilia

Romagna ogni mese raccolgono più di 200.000 bottiglie per un peso totale di 7 tonnellate di plastica destinata alla filiera del riciclo.
Il cassonetto dei rifiuti non ti restituisce niente, la tassa sulla spazzatura è altissima, con questi eco compattatori puoi esaltare le tue qualità civiche e la tua vocazione al riciclo, ricavandoci un po’ di risparmio per le tue tasche.
Infondo niente di nuovo, vi ricordate la vecchia pratica di restituire i vuoti di vetro? Finalmente si estende alle bottiglie di plastica, che rappresentano una delle maggiori fonti insieme ai sacchetti usa e getta per quello che riguarda la diffusione delle microplastiche nell’ambiente.

Non ci resta che augurarci che l’esperienza di GreenMoney si diffonda rapidamente in tutte le regioni, e lasciatevelo dire da un genovese, qui in Liguria non vediamo l’ora.

Stefano Verardo

FONTI:
www.positizie.it
www.altarimini.it
www.greenmoney.it

by Ott 11, 2018 Nessun commento
Consigli per l’orto

Consigli per l’orto

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Cavoli e cavolfiore, i consigli per un orto perfetto!

Lo so che fa ancora caldo, l’afa attanaglia le nostre città e probabilmente chi di voi si è dato all’agricoltura verticale, orizzontale, in campo o sul terrazzo si sta ancora gustando pomodori e cetrioli ma come ben sappiamo il contadino ci vede sempre lungo e comincia a preparare le coltivazioni invernali ancor prima di raccogliere l’uva, è tempo di garantirsi sostentamento per quando farà freddo quindi è giunto il momento di impiantare cavoli!

Il cavolo, cavolo nero, cavolo cappuccio, cavolo verza e cavolfiore.

Il cavolo predilige i periodi di Luna calante per la messa in campo o in vaso, ed è assai pretenzioso per quel che riguarda il terreno, lo desidera ricco di sostanza organica e ben drenato, quindi c’è bisogno di una grassa concimazione.

 Inoltre non gli piace la vita solitaria e trae giovamento dalla consociazione con: spinaci, salvia, rosmarino, menta e assenzio che con la loro presenza scongiurano il diffondersi dei parassiti del cavolo, tra i quali spicca la cavolaia; una farfalla dalle ali bianche punteggiate di nero, che depone le uova sulla pagina inferiore delle foglie, le sue larve una volta schiuse si ciberanno sia della parte centrale che di quella esterna delle sue foglie. In caso di infestazione si può intervenire con decotti di tanaceto e assenzio.

Per chi intende partire dal seme, ci si deve ricordare che il carattere germinativo delle semenze di cavolo dura fino a 5-6 anni, ma i risultati migliori si ottengono con semi non più vecchi di due anni. La germogliazione segue a 5-7 giorni, dopo la semina eseguita in semenzaio, alla profondità di 1-2 cm. Il trapianto avviene una trentina di giorni dopo, quando le piantine hanno 5 o 6 foglie vere e sono alte una ventina di centimetri. La piantina va posta in buchette scavate, larghe una decina di centimetri e profonde 5-6 cm, vi consiglio di porre nella buca un pizzico di “corno” (ossa e corna tritate) e un manciata di concime prima di sistemarvi la vostra piantina. I vostri cavoli andranno posti una trentina di cm gli uni dagli altri e poi abbondantemente annaffiati, ma prima di abbeverarli ricordatevi di consolidare il terreno attorno al colletto in modo da dargli più stabilità.

Per i contadini urbani che hanno poco spazio sono da prediligere il cavolo nero e quei tipi di cavoli il cui fiore non diviene un vero e proprio ortaggio, se invece non avete problemi di sorta zappate e piantate senza limiti, per garantirvi degli ottimi Krauti e ortaggi.

by Ago 9, 2018 Nessun commento
I Lego diventano Bio

I Lego diventano Bio

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I Lego diventano Bio!

Il mitico mattoncino danese abbandona la plastica, la compagnia ha iniziato a mettere in commercio un set realizzato con un polietilene bio, una plastica morbida ottenuta dalla lavorazione della canna da zucchero.

La novità annunciata nel marzo scorso, ha raggiunto per primi i negozi di Germania, Austria e regno Unito, per poi toccare gli USA, il Canada e altri paesi.

Il primo set eco sostenibile si chiama: “Plants from Plants” e contene 29 pezzi raffiguranti alberi e cespugli, che fino al 29 agosto sarà regalato a chi compie acquisti di almeno 35 euro.

Lego ha collaborato con il Wwf per sostenere e creare la domanda di mercato per una plastica generata da fonti sostenibili e ha aderito alla Bioplastic Feedstock Alliance, un’iniziativa dell’associazione ambientalista per garantire l’approvvigionamento sostenibile della materia prima (canna da zucchero) per l’industria delle bio-plastiche.

Lego è una delle oltre cento compagnie che hanno aderito a Re100, la campagna per il raggiungimento del 100% di energie rinnovabili. La società danese ha annunciato di avere raggiunto tale traguardo nel maggio del 2017.

by Ago 9, 2018 Nessun commento
Biologico, rischi e buisness.

Biologico, rischi e buisness.

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Bio o non Bio?

Questo è il nuovo dilemma da secondo millennio, soprattutto quando si fa la spesa, mentre ci aggiriamo tra gli scaffali del supermercato, o passeggiamo tra i banchetti di un mercato, è inevitabile chiedersi: bio o non bio? Mentre si tasta la frutta o si studia la didascalia di una confezione ci si chiede ma sarà davvero biologico?

Fino agli anni ’80 il biologico era una pratica di nicchia di fatto in disuso, andavano per la maggiore i diserbanti, la chimica e tutto ciò che poteva garantire grandi risultati con un minimo sforzo, una logica ed una politica figlia del dopo guerra e del mito progressista e soprattutto del consumismo.

Indimenticabile il caso del 1986, del famigerato vino al metanolo, che provocò l’avvelenamento e l’intossicazione di molte persone, provocando danni gravi permanenti a produttori e consumatori in: Liguria, Piemonte e Lombardia, ed in 23 casi si giunse purtroppo alla morte. Le vittime di questo orribile fatto di cronaca devono la loro morte ad una scelta di risparmio da parte dei produttori che preferirono all’impiego dello zucchero quello del più economico metanolo.

E come dimenticarsi del caso del cetriolo assassino, che provocò nel 2008 una decina di morti tra Berlino e altre città tedesche, in quel caso la contaminazione avvenne durante il trasporto degli ortaggi da Malaga in Germania, attraverso escrementi di topo che conferirono alla buccia dei cetrioli una ragguardevole quantità di batteri del tipo escherichia coli; questo caso di cronaca rappresenta plasticamente quali sono i rischi della grande distribuzione alla quale è di certo preferibile il parametro km zero.

E credo che tutti quelli di noi che erano già nati negli anni novanta sanno bene di cosa si parli quando si cita il morbo di Creutzfeldt-Jakob, meglio conosciuto come “Mucca Pazza” che portò alla luce lo scandalo delle farine animali presenti nei mangimi destinati ai bovini e non solo.

Insomma è evidente che la cupidigia e la logica del profitto ad ogni costo, portata avanti in primo luogo dalle multinazionali dell’alimentare, hanno fatto e continuano a fare danni e morti.

La migliore risposta a tali fenomeni è il consumo e la produzione di prodotti biologici, preferibilmente provenienti da zone agricole e di allevamento vicine a noi.

Con biologico si indica un metodo di coltivazione ed allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, a discapito di concimi diserbanti, insetticidi e pesticidi. L’agricoltura biologica rappresenta la soluzione al problema creato dall’agricoltura industriale, che provoca l’esaurimento delle risorse naturali, l’aumento di emissioni tossiche e implica gravi risvolti sociali, quali il mantenimento in uno stato di povertà servaggio di numerose popolazioni contadine del mondo intero.

L’alleanza tra consumatori e agricoltori-allevatori biologici è necessaria ed indispensabile per dare forza ad un mercato alternativo, etico e sostenibile, che ci garantirà di non avvelenarci durante una cena (presto troverete tra i nostri link una rete di GAS e agricoltori-bio).

E’ preferibile mantenere sempre alta l’attenzione anche nei confronti dei prodotti biologici; come spesso avviene quando un marchio diventa di tendenza, pur se mossa dai migliori ideali anche l’etichetta bio e la certificazione del prodotto incappano nel business, infondo siamo nell’epoca dell’informazione quindi sforziamoci e manteniamoci coscienziosamente scettici anche nei confronti delle zucchine.

Le zucchine poco BIO.

Due anni fa in Inghilterra un lotto di ortaggi biologici provenienti dalla Sicilia conteneva un livello di pesticidi ben superiore ai limiti di legge, eppure si trattava di un prodotto certificato biologico con tanto di rincaro sul prezzo. Quelle zucchine fino alla scoperta inglese si trovavano in bella vista sui banchi della grande distribuzione di mezza Europa. Una volta avvisato il Min. dell’Agricoltura Italiano attivò le fiamme gialle che dopo indagini ed appostamenti scoprirono l’inghippo. Le aziende siciliane certificate bio. Continuavano a produrre a norma biologica, ma a fronte di un aumento della richiesta nei magazzini aziendali sono entrati anche carichi di ortaggi provenienti da agricolture industriali. Quando nel 2017 i finanzieri entrarono nelle aziende (siciliane e bolognesi) trovarono tonnellate di prodotti chimici, sementi OGM, ecc. Venne così stroncata una truffa da 8 milioni di euro.

Dal 2017 il mercato nazionale del biologico ha raggiunto quota 3 miliardi, dal 2016 a oggi i terreni bio sono aumentati più del 20%, se i controlli delle autorità avvengono come è stato possibile un tale misfatto?

Chi controlla, chi produce? La lobby del BIO: nel 2017 nasce l’Ass.O.Cert.Bio., che riunisce la maggioranza degli organismi di certificazione del biologico, guidata da Riccardo Cozzo rinviato a giudizio nel 2017 per frode alimentare, relativa alla vendita di 700mila tonnellate di falsi prodotti bio tra 2007 e 2010 per un giro d’affari da 220 milioni di euro, il tutto realizzato grazie alla connivenza di funzionari e dipendenti degli enti certificatori. La legge promulgata dal ministero dell’agricoltura nel 2017 permette che all’interno degli enti dediti al controllo si trovino gli stessi produttori ovvero il consorzio che raccoglie: Almaverde Bio, Parmalat, Coop, Alce Nero, Granarolo, Orogel e altri.

Ancora una volta un conflitto di interessi. Meditate consumatori e date retta a un cretino fatevi amico un contadino e coltivate sul vostro poggiolo.

Stefano Verardo.

Fonti:
AIAB.it
Ilcorriere.it
Inchiesta lobby bio:
Report puntata dell’ottobre 2016
Millenium n°12 maggio 2018 (Luisiana Gaita, Pierluigi Cardone)

by Lug 6, 2018 Nessun commento
SAPONE FATTO IN CASA

SAPONE FATTO IN CASA

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I detersivi e i saponi con le loro candide schiume rappresentano una delle fonti dell’inquinamento delle acque dei nostri fiumi e di conseguenza del mare. Ma anche in questo campo si possono trovare soluzioni alternative che abbattono l’impatto chimico sull’ambiente e riducono la nostra spesa quotidiana, permettendoci di segnare un punto a favore dell’autoproduzione a discapito dei giganti della grande distribuzione.

Realizzare del sapone in casa non è semplicissimo, ed esistono diverse possibilità legate a distinti procedimenti: a caldo, a freddo, con o senza soda, con la cenere ecc., insomma dipende dalle risorse a nostra disposizione.

Oggi ci occuperemo di quello che a mio avviso è il percorso più semplice per ottenere delle saponette auto prodotte, soprattutto con la seguente ricetta si evita di utilizzare la soda caustica che di fatto è pericolosa da maneggiare.

Sapone senza soda, ingredienti:

-5 litri d’acqua
-1kg di cenere (per chi ha una stufa o un caminetto è facilmente reperibile, ma per chi abita nel centro di Milano o di qualsiasi altra metropoli consiglio di rifornirsi dalla vostra pizzeria di fiducia)
-750 ml d’olio d’oliva
-50gr di amido (può essere di riso, di grano o di mais lo troverete nei negozi dedicati al biologico)
-profumi (olii essenziali, che trovate in erboristeria)

Una volta reperiti tutti gli ingredienti potremo metterci al lavoro, la prima cosa da fare è la preparazione della lisciva che si ottiene mescolando l’acqua e la cenere in una pentola. Dopo aver amalgamato il composto lo lasceremo cuocere per due ore a fuoco lento. Finita la cottura verseremo la lisciva in un secchio, sul quale avremo teso un panno, in modo da filtrare il composto.

In un’altra pentola verseremo l’olio e o porteremo ad una temperatura di 30°. Intanto lasceremo nel secchio mezzo litro circa di lisciva a cui aggiungeremo l’amido, mentre il resto della lisciva verrà versata lentamente nella pentola dell’olio, il tutto andrà mescolato lentamente e con cura. In un secondo tempo aggiungeremo al composto la rimanente lisciva con l’amido e di seguito l’essenza profumata che avete scelto, che ne dite del mughetto?

Fatto tutto ciò, potremo versare il composto liquido in apposite formine o semplicemente in un secchio. Dopo due settimane, anche tre, il nostro sapone sarà pronto per essere utilizzato.

by Giu 22, 2018 Nessun commento
Svizzera-Italia e la Canapa.

Svizzera-Italia e la Canapa.

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Quando pensiamo alla Svizzera inevitabilmente ci sorgono nella mente le immagini di paesini precisini, con prati falciati geometricamente, strade linde e rifiuti che vanno automaticamente nella pattumiera sospinti da un’impercettibile forza culturale che aleggia tra le cime alpine, sarà per il Calvinismo, sarà perché son sempre stati neutrali, sarà perché nascondono i capitali di mafiosi e mercanti d’armi? Avete mai ragionato sulla bandiera della Svizzera? Non ha alcun riferimento storico o radice in uno dei suoi numerosi cantoni, ma di fatto è la bandiera della croce rossa al contrario, ed è proprio in Svizzera che ha la sua sede la CRI. Insomma hanno bisogno di farsi salvatori per nascondere il marcio sotto il tappeto, magari in un caveau sotterraneo dove si trova l’oro degli ebrei sterminati da Hitler. Una nazione che al suo interno accoglie tre etnie diverse: italiani, francesi, tedeschi e non ha un movimento o un partito indipendentista, un caso unico nella storia dell’umanità.

Poca distanza ci divide dai nostri vicini di montagna; alla loro freddezza e noia, gli italiani contrappongono: il calore mediterraneo, l’estro, la fantasia, una organizzazione caotica della vita e della politica, un desiderio di autonomia e indipendentismo risalente ai comuni medioevali che contrappone città vicine basti l’esempio Firenze Pisa. Italiani brava gente, che anche quando sterminava i nemici nelle colonie lo faceva con il sorriso, il bel paese dove le colate di cemento hanno distrutto paradisi naturalistici unici, la nazione del non merito; il concorso pubblico lo vincerà sempre il raccomandato, il dentista è bravo ma non fa di ricevuta, il vigile multa solo chi non conosce, e capita anche che un ragazzo con un po’ di fumo in tasca venga ucciso a calci e pugni da dei Carabinieri. Ma siamo la patria del vivere bene, della solidarietà, della pietà, Roma il Rinascimento, l’arte la cultura, il mangiar bene; i nostri pensionati vanno a vivere in Portogallo ma molti tedeschi e inglesi decidono di trasferirsi per la vecchiaia proprio sull’italica penisola, eppure nonostante tutto come sosteneva Gaber: per fortuna o purtroppo siamo italiani.

Perdonatemi il prologo sputa sentenze, adesso andiamo a vedere quali sono le differenze che corrono tra la nostra legislatura e quella dei vicini elvetici, per quello che riguarda la Cannabis.

C’è da fare una necessaria premessa dalla quale non ci possiamo esimere prima di trattare l’argomento cannabis; la Svizzera rappresenta insieme ad Olanda e Canada uno dei pochi luoghi al mondo dove le politiche nei confronti delle droghe partono da un punto di vista umano e non proibizionista. A partire dagli anni 80 le tossicodipendenze ed in particolare il problema eroina è stato trattato in Svizzera in un modo completamente diverso dal resto del mondo.

Nel 1994 la Svizzera introdusse un progetto di distribuzione controllata dell’eroina, nell’alveo della politica dei quattro pilastri (prevenzione; terapia; riduzione dei danni; repressione) portata avanti da Alain Berset.

La Canapa col passare degli anni sta scivolando fuori dal luogo comune proibizionista che la relegava nell’ambito droghe.

In Svizzera l’uso ludico della Cannabis non era perseguito e fin dall’inizio degli anni 2000 era normale e legale per il popolo dei cantoni coltivare out door o in door la propria Canapa, con l’adesione nel 2002 all’ONU anche tra le Alpi si dovette iniziare a rispettare il mandato delle Nazioni Unite e quindi la pianta del THC e del CBD tornò illegale.

Ma la volontà di non vietare, di tollerare portò nel 2011, la piena legalizzazione delle coltivazioni di piante con un contenuto di THC inferiore all’1%, da quel giorno nacque la mitica cannabis light che oggi troviamo senza problemi in tanti negozi e tabacchini anche dalle nostre parti.

Nel 2016 in molte città elvetiche come Berna, Zurigo e altre, sono stai aperti a livello sperimentale diversi Cannabis Club, dove è possibile consumare al fine ludico la Canapa.

Mentre resta ancora incerta e non definita la posizione sulla cannabis per uso medico e terapeutico, anche se l’utilizzo da parte di malati della Canapa è di fatto tollerato, e per chi consuma prodotti a base di CBD e con valori di THC inferiori all’1% non si corre alcun rischio legale.

Vorrei inserire un mio aneddoto personale sulla Svizzera e la Canapa, quando alla fine degli anni ’90 avevo vent’anni, insieme agli amici finalmente pensavamo di aver scoperto tra le Alpi una nuova Amsterdam, dove non rischiavamo di essere arrestati per un po’ di canapone, si partiva freschi di patente con mezzi che raramente potevano superare i 100km orari senza sembrare di star per decollare verso la ionosfera, con aria da smargiassi superavamo quella ridicola frontiera che attraversa l’abitato di Chiasso, dove il doganiere con fare da KGB con in mano i nostri documenti esclamava: ”Che ci fanno quattro genovesi e un napoletano in Svizzera?” e seguiva la risposta in coro: ”turismo”. Scoprimmo il mondo dei canapai, degli hemp shop che vendevano queste mitiche bustine ad alto contenuto di THC in cui erano indicati tutti gli usi possibili e legali tranne quello che a noi interessava…e poi i centri sociali con la moquette puliti e igienizzati manco fossero una clinica per ricchi, e gli sguardi sciovinisti di chi nei parchi ci guardava come fossimo dei rifiuti italiani appena scaricati nel loro giardino di casa, poi l’afflusso italico divenne imponente, la vendita fu riservata agli elvetici e per chiudere in bellezza la finanza arrestò il mio amico Luca alla frontiera, dopo quei fatti i viaggi della speranza verso Chiasso e Lugano per me si fermarono.

Oggi è passato tanto tempo, le cose sono cambiate anche da noi, il possesso per uso personale è tollerato e in Svizzera fino a 8gr.non si viene sanzionati, mentre se si superano i 10gr.si incorre in sanzioni da 100franchi circa, anche lo spaccio di droghe leggere è perseguito tramite pene pecuniarie se si resta al di sotto dei 100gr. Mentre possedere più di 4kg di Cannabis ad alti valore di THC può portare all’incarcerazione fino ad un massimo di tre anni.

L’ultimo referendum elvetico per la legalizzazione della Cannabis nel 2008 ha raccolto il 37% di voti favorevoli, ma lo sviluppo e la diffusione del consumo e della commercializzazione dei prodotti a base di Cannabis Light ricca di CBD e povera di THC fa ben sperare per il futuro.

Anche in Italia negli anni 2000 si è aperta una nuova era per la Canapa, di fatto le forze dell’ordine si sono fatte più tolleranti e le normative sono in fase di evoluzione, la prospettiva culturale è cambiata e le nebbie oscurantiste proibizioniste si diradano permettendo anche da noi di vedere qualche spiraglio di luce.

Intano dal 2014 la terribile legge sugli stupefacenti Fini-Giovanardi è stata dichiarata incostituzionale, sono diminuite le pene sia per lo spaccio che per l’uso personale, purtroppo resta alla discrezionalità del giudice decidere se si tratti di spaccio o uso personale, la cosa importante è che finalmente è stata fatta una divisione tra droghe pesanti e leggere; per quanto la cannabis a mio parere e non solo mio , non vada considerata come una droga, ed è definitivamente (speriamo) eliminata la punibilità dell’uso personale.

Di fatto le implicazioni mediche e terapeutiche della cannabis hanno svolto in Italia la funzione di un ariete, che ha permesso di sfondare le barricate ignoranti e squarciare il velo ipocrita che nasconde agli occhi dell’opinione pubblica e dei grandi media la realtà delle cose.

Si stima che 4milioni di italiani siano frequentatori più o meno assidui della nostra grande amica verde, senza provocare danno alla comunità e alla società italiana.

Dal punto di vista della coltivazione e dello sviluppo di una rete di commercializzazione della Cannabis light in Italia, le cose sono cambiate dopo il decreto 242 del 2 dicembre 2016, che con soddisfazione della Coldiretti e non solo finalmente sancisce e norma la coltivazione della Canapa industriale, che rientra anche in un progetto di incentivi all’agricoltura sostenuto dalla passata legislatura.

L’Italia in Europa è sempre stata una delle maggiori produttrici di Canapa sia per storia che per fattori climatici, pensate che il cognome Canapa molto diffuso a nord-ovest tra pianura e Liguria indicava proprio i coltivatori di Canapa.

La legge dichiara che non è più necessaria l’autorizzazione per la semina di varietà di Canapa certificate con valori di THC al massimo del 0,2%.

Chi coltiva non si deve più autodenunciare alla più vicina stazione dei carabinieri, anche se le associazioni di coltivatori consigliano comunque di comunicarlo, e soprattutto è buona pratica conservare i cartellini della semente con tanto di fatture d’acquisto, per un periodo di 12mesi.

Nel malaugurato caso che la percentuale di THC tollerata fino allo 0,6%, superi tale parametro il raccolto sarà sequestrato e distrutto ma l’agricoltore pur perdendo il frutto del proprio lavoro almeno non incapperà in nessun tipo di conseguenze penali.

Però questa legge illuminata ha comunque dei vuoti e delle incongruenze, ne è un esempio il blocco alla frontiera della cannabis light svizzera.

Il Ministero della Salute, ha specificato che in base alla legge 242 del 2 dicembre 2016, che la regola applicata si riferisce esclusivamente alla Canapa industriale italiana e alle varietà che fanno parte dell’elenco certificato dall’UE, mentre per le altre specie pur rientrando per valori di THC e CBD in quelle tollerate va applicato il DPR 309 del 1990 che tratta di stupefacenti.

Di conseguenza la Cannabis Light prodotta in Svizzera non può essere importata in Italia, forse è una misura protezionista che vuole incentivare lo sviluppo dell’agricoltura a base di Canapa in Italia, o si può intravedere la costituzione di un ostacolo al boom degli ultimi anni, senza contare che le istituzioni non hanno ancora deciso bene come tassare la Canapa Industriale, insomma per quanto ci si sforzi le dogane e la Maria non vanno ancora d’accordo.

Per concludere a differenza dei nostri vicini svizzeri, sembra strano ma è vero, siamo un poco più avanti per quello che riguarda il CBD e il suo riconoscimento terapeutico.

Infatti in Italia il CBD è estraneo alla catalogazione come stupefacente e fa parte delle tabelle dei medicinali (d.lgs 219/2006), e dal 2008 viene riconosciuto come componente farmacologica, anche se è ancora complicato farselo prescrivere o reperirlo in farmacia.

Quindi per ora l’agenzia delle dogane ha deciso di rispedire agli svizzeri la loro Canapa, per quanto sia la medesima coltivata in Italia, magari con il prossimo governo la questione verrà risolta o ulteriormente complicata.

Del resto gli svizzeri di tanto in tanto provano a bloccare gli italiani transfrontalieri che ogni giorno dalla Lombardia si muovono verso i cantoni per andare a lavorare, pur essendo esseri umani proprio come gli elvetici, magari meno precisi ma pur sempre degni di pari dignità.

Italia, Svizzera due nazioni molto vicine e allo stesso tempo distanti, ma tra le cose che hanno in comune c’è di sicuro il desiderio di sdoganare una volta per tutte la Cannabis.

Stefano Verardo.

Fonti:
Coldiretti.it
Freeweed.it
Swissinfo.ch
Cannabis.info

by Giu 22, 2018 Nessun commento

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