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Biologico, rischi e buisness. | Sana Pianta

Bio o non Bio?

Questo è il nuovo dilemma da secondo millennio, soprattutto quando si fa la spesa, mentre ci aggiriamo tra gli scaffali del supermercato, o passeggiamo tra i banchetti di un mercato, è inevitabile chiedersi: bio o non bio? Mentre si tasta la frutta o si studia la didascalia di una confezione ci si chiede ma sarà davvero biologico?

Fino agli anni ’80 il biologico era una pratica di nicchia di fatto in disuso, andavano per la maggiore i diserbanti, la chimica e tutto ciò che poteva garantire grandi risultati con un minimo sforzo, una logica ed una politica figlia del dopo guerra e del mito progressista e soprattutto del consumismo.

Indimenticabile il caso del 1986, del famigerato vino al metanolo, che provocò l’avvelenamento e l’intossicazione di molte persone, provocando danni gravi permanenti a produttori e consumatori in: Liguria, Piemonte e Lombardia, ed in 23 casi si giunse purtroppo alla morte. Le vittime di questo orribile fatto di cronaca devono la loro morte ad una scelta di risparmio da parte dei produttori che preferirono all’impiego dello zucchero quello del più economico metanolo.

E come dimenticarsi del caso del cetriolo assassino, che provocò nel 2008 una decina di morti tra Berlino e altre città tedesche, in quel caso la contaminazione avvenne durante il trasporto degli ortaggi da Malaga in Germania, attraverso escrementi di topo che conferirono alla buccia dei cetrioli una ragguardevole quantità di batteri del tipo escherichia coli; questo caso di cronaca rappresenta plasticamente quali sono i rischi della grande distribuzione alla quale è di certo preferibile il parametro km zero.

E credo che tutti quelli di noi che erano già nati negli anni novanta sanno bene di cosa si parli quando si cita il morbo di Creutzfeldt-Jakob, meglio conosciuto come “Mucca Pazza” che portò alla luce lo scandalo delle farine animali presenti nei mangimi destinati ai bovini e non solo.

Insomma è evidente che la cupidigia e la logica del profitto ad ogni costo, portata avanti in primo luogo dalle multinazionali dell’alimentare, hanno fatto e continuano a fare danni e morti.

La migliore risposta a tali fenomeni è il consumo e la produzione di prodotti biologici, preferibilmente provenienti da zone agricole e di allevamento vicine a noi.

Con biologico si indica un metodo di coltivazione ed allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, a discapito di concimi diserbanti, insetticidi e pesticidi. L’agricoltura biologica rappresenta la soluzione al problema creato dall’agricoltura industriale, che provoca l’esaurimento delle risorse naturali, l’aumento di emissioni tossiche e implica gravi risvolti sociali, quali il mantenimento in uno stato di povertà servaggio di numerose popolazioni contadine del mondo intero.

L’alleanza tra consumatori e agricoltori-allevatori biologici è necessaria ed indispensabile per dare forza ad un mercato alternativo, etico e sostenibile, che ci garantirà di non avvelenarci durante una cena (presto troverete tra i nostri link una rete di GAS e agricoltori-bio).

E’ preferibile mantenere sempre alta l’attenzione anche nei confronti dei prodotti biologici; come spesso avviene quando un marchio diventa di tendenza, pur se mossa dai migliori ideali anche l’etichetta bio e la certificazione del prodotto incappano nel business, infondo siamo nell’epoca dell’informazione quindi sforziamoci e manteniamoci coscienziosamente scettici anche nei confronti delle zucchine.

Le zucchine poco BIO.

Due anni fa in Inghilterra un lotto di ortaggi biologici provenienti dalla Sicilia conteneva un livello di pesticidi ben superiore ai limiti di legge, eppure si trattava di un prodotto certificato biologico con tanto di rincaro sul prezzo. Quelle zucchine fino alla scoperta inglese si trovavano in bella vista sui banchi della grande distribuzione di mezza Europa. Una volta avvisato il Min. dell’Agricoltura Italiano attivò le fiamme gialle che dopo indagini ed appostamenti scoprirono l’inghippo. Le aziende siciliane certificate bio. Continuavano a produrre a norma biologica, ma a fronte di un aumento della richiesta nei magazzini aziendali sono entrati anche carichi di ortaggi provenienti da agricolture industriali. Quando nel 2017 i finanzieri entrarono nelle aziende (siciliane e bolognesi) trovarono tonnellate di prodotti chimici, sementi OGM, ecc. Venne così stroncata una truffa da 8 milioni di euro.

Dal 2017 il mercato nazionale del biologico ha raggiunto quota 3 miliardi, dal 2016 a oggi i terreni bio sono aumentati più del 20%, se i controlli delle autorità avvengono come è stato possibile un tale misfatto?

Chi controlla, chi produce? La lobby del BIO: nel 2017 nasce l’Ass.O.Cert.Bio., che riunisce la maggioranza degli organismi di certificazione del biologico, guidata da Riccardo Cozzo rinviato a giudizio nel 2017 per frode alimentare, relativa alla vendita di 700mila tonnellate di falsi prodotti bio tra 2007 e 2010 per un giro d’affari da 220 milioni di euro, il tutto realizzato grazie alla connivenza di funzionari e dipendenti degli enti certificatori. La legge promulgata dal ministero dell’agricoltura nel 2017 permette che all’interno degli enti dediti al controllo si trovino gli stessi produttori ovvero il consorzio che raccoglie: Almaverde Bio, Parmalat, Coop, Alce Nero, Granarolo, Orogel e altri.

Ancora una volta un conflitto di interessi. Meditate consumatori e date retta a un cretino fatevi amico un contadino e coltivate sul vostro poggiolo.

Stefano Verardo.

Fonti:
AIAB.it
Ilcorriere.it
Inchiesta lobby bio:
Report puntata dell’ottobre 2016
Millenium n°12 maggio 2018 (Luisiana Gaita, Pierluigi Cardone)


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