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Treni a idrogeno, mobilità a emissioni zero. | Sana Pianta

E’ partito lo scorso settembre il primo treno a idrogeno, progettato e costruito dalla francese Alstom, che ha consegnato i primi due convogli alla Germania, che ancora una volta si mostra come la nazione europea più all’avanguardia per lo sviluppo di alternative sostenibili al trasporto inquinante.

I due treni Coradia iLint collegano una linea di 100km nella Bassa Sassonia (ad ovest di Amburgo).
Il treno utilizza come combustibile delle celle che convertono l’idrogeno immagazzinato sul tetto e l’ossigeno ambientale, la combinazione tra queste due componenti produce elettricità.

Su questi treni a idrogeno che non inquinano e non fanno rumore sono presenti anche delle batterie agli ioni di litio che hanno lo scopo di immagazzinare l’energia generata in eccesso, compresa quella che verrà recuperata durante le frenate per poi essere sfruttata nelle fasi di accelerazione.

Questi treni non hanno niente da invidiare ai vecchi e ormai obsoleti convogli disel, sull’attuale percorso mantengono una velocità media di 60Km/h, ma possono raggiungere i 140 km orari senza problemi, hanno un’autonomia di 1000 km e soprattutto l’unica emissione che emettono è costituita da vapore acqueo.

In Europa la Germania fa da apripista, ma in molti sono interessati: dal Regno Unito alla Scandinavia e altre nazioni attente al green come Olanda, Canada ma anche da noi ci si sta muovendo, per la gioia del costruttore francese Alstom il cui A.D. si dice pronto ad avviare la produzione in serie dei treni a zero emissioni.
In Italia fanno da apripista il Trentino e la Toscana, le due regioni in accordo con FS stanno muovendo i primi passi per disegnare lo sviluppo del trasporto a idrogeno su rotaia.

Il problema da risolvere da parte delle infrastrutture rappresenta una sfida ed un investimento per il futuro, si tratta di creare una rete di stazioni dove questi convogli possano rifornirsi d’idrogeno, in Germania il gruppo Linde (leader mondiale nel settore del gas) si sta occupando della creazione della prima stazione al mondo di ricarica a idrogeno.

In Italia grazie ad una modifica normativa è stato sciolto il problema tecnico che imponeva in sede di rifornimento una pressione massima per le bombole di 350 bar, ora innalzata a 700bar.

Le dichiarazioni dell’ad di F.S. Mazzoncini, hanno la classica sfumatura italica, anziché prospettare investimenti ed apertura mentale ci si muove verso il futuro lasciando sempre un piede ben ancorato nel passato, di fatto Mazzoncini ha chiesto ad Alstom la realizzazione di un treno a idrogeno dotato anche di pantografo così da poter sfruttare anche la linea elettrica, viene da chiedersi:”a chi giova tutto ciò?”.

Intanto a seguito di un bando del 2017, legato alla promozione dello sviluppo di una filiera di rifornimento di combustibili alternativi e green, sono nate diverse joint venture che mirano a portare il trasporto a idrogeno sulle linee ferrate della Toscana; vi ritroviamo Alstom, FS, N.erghy e Hydrogen Europe.

Mentre in Regione Toscana le bocche restano cucite è evidente che si tratta di un importante investimento, circa 100 milioni di euro, i fondi verranno trovati in parte da Trenitalia ma la percentuale più grande dovrebbe giungere da fondi europei, a cui non è scontato si possa accedere.

Stefano Verardo

Fonti:
it.businessinsider.com
www.repubblica.it
www.ilsole24ore.com
www.wired.it


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